Bonus per genitori separati o divorziati 2026: il nuovo sostegno abitativo introdotto dalla Legge di Bilancio
L’introduzione del bonus per genitori separati o divorziati rappresenta una delle novità di maggiore rilievo della Legge di Bilancio 2026. La misura mira a tutelare quei genitori che, a seguito della separazione o del divorzio, si trovano privi dell’abitazione familiare e devono sostenere nuove spese di locazione, continuando al contempo a garantire il mantenimento dei figli. Il provvedimento si inserisce nel più ampio quadro delle politiche di sostegno alla genitorialità e al diritto all’abitazione, con l’obiettivo di rafforzare la stabilità economica delle famiglie in fase di riorganizzazione post-separativa.
Il quadro normativo e la finalità del nuovo Fondo abitativo
La Legge di Bilancio 2026 istituisce il Fondo per il sostegno abitativo ai genitori separati o divorziati, con una dotazione pari a venti milioni di euro annui a decorrere dallo stesso anno. La gestione è affidata al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che dovranno definire con decreto attuativo i criteri di accesso, la misura del contributo e le modalità operative.
La ratio dell’intervento è duplice: da un lato, garantire un sostegno economico a chi, non assegnatario della casa familiare, deve provvedere a una nuova sistemazione; dall’altro, assicurare continuità e serenità ai rapporti genitoriali, evitando che le difficoltà economiche incidano negativamente sull’esercizio della responsabilità genitoriale. L’iniziativa trova fondamento nei principi costituzionali di tutela della famiglia (artt. 29 e 31 Cost.) e di solidarietà economica (art. 2 Cost.), oltre che nei criteri generali di equità che informano l’ordinamento civile.
Destinatari e requisiti di accesso al beneficio
Il bonus è rivolto ai genitori separati o divorziati non assegnatari della casa familiare che abbiano figli fiscalmente a carico fino a ventuno anni di età. La misura è pensata per coloro che, a seguito della cessazione della convivenza, hanno dovuto reperire un nuovo alloggio e sostengono spese di locazione o di sistemazione alternativa.
L’accesso al beneficio sarà subordinato alla presentazione dell’ISEE in corso di validità, strumento che consentirà di verificare la reale condizione economica dei richiedenti. La soglia del contributo potrà arrivare fino a 800 euro mensili, determinati in funzione del reddito, dell’importo del canone e del numero dei figli a carico. L’erogazione avverrà su domanda, presumibilmente tramite piattaforma telematica dell’INPS o del Ministero delle Infrastrutture, con autenticazione mediante SPID, CIE o CNS.
Sarà il decreto attuativo, da emanarsi entro i primi mesi del 2026, a specificare i criteri di priorità, i limiti di reddito e la durata del contributo, nonché le modalità di eventuale rinnovo. È verosimile che le domande vengano accolte sino all’esaurimento del fondo, secondo l’ordine cronologico di presentazione.
Profili applicativi e criticità operative
Sul piano operativo, la documentazione necessaria comprenderà la sentenza o l’accordo di separazione o divorzio, il contratto di locazione intestato e regolarmente registrato, l’attestazione ISEE e la certificazione dei figli fiscalmente a carico.
Permangono tuttavia alcune criticità: il fondo, pur apprezzabile, presenta una dotazione finanziaria limitata rispetto alla potenziale platea di beneficiari, stimata in decine di migliaia di genitori. Tale circostanza potrebbe determinare l’esaurimento delle risorse in tempi brevi o la necessità di selezionare i destinatari in base a criteri di priorità (ad esempio reddito minimo o presenza di minori disabili). Inoltre, resta da chiarire se l’aiuto verrà riconosciuto come contributo diretto o detrazione fiscale, nonché la durata effettiva del beneficio.
Dal punto di vista amministrativo, l’INPS avrà un ruolo centrale nella gestione delle domande e nella verifica dei requisiti, mentre il Ministero dell’Economia eserciterà funzioni di vigilanza e controllo sull’utilizzo delle risorse. Sarà quindi importante monitorare le istruzioni ufficiali che seguiranno al decreto attuativo.
Inquadramento giuridico e coordinamento con le misure vigenti
Il nuovo bonus si inserisce nel sistema delle politiche di welfare già esistenti, accanto all’Assegno Unico Universale e ai contributi regionali per l’affitto. Tuttavia, presenta caratteristiche peculiari: non è una misura universalistica, ma un intervento mirato che riconosce la particolare vulnerabilità economica del genitore separato non assegnatario della casa familiare.
Sotto il profilo civilistico, l’introduzione del fondo si coordina con gli obblighi di mantenimento di cui agli artt. 147 e 148 c.c., nonché con la disciplina sull’assegnazione della casa familiare prevista dall’art. 337-sexies c.c., secondo la quale l’abitazione viene attribuita in via prioritaria al genitore collocatario dei figli minori o maggiorenni non autosufficienti. Ne consegue che l’altro genitore, pur adempiendo ai doveri di mantenimento, può trovarsi privo di un’abitazione stabile: condizione che il nuovo bonus intende mitigare.
In giurisprudenza, la Corte di Cassazione ha più volte ribadito che l’obbligo di mantenimento non si esaurisce nell’assegno economico, ma comprende l’assicurazione di condizioni di vita adeguate per i figli (Cass. civ., Sez. I, n. 1349/2023). La nuova misura si muove nella stessa direzione, estendendo la tutela al genitore che, pur non convivendo con i figli, continua a sostenerne le spese abitative indirette.
Novità e prospettive applicative
Tale intervento colma un vuoto di tutela più volte segnalato in dottrina e nelle prassi giudiziarie: il legislatore riconosce ora che la perdita della casa familiare può costituire un fattore di squilibrio economico rilevante ai fini della capacità contributiva del genitore non collocatario.
In passato, l’assenza di strumenti specifici costringeva molti genitori separati a sostenere il doppio peso di un canone di locazione e dell’assegno di mantenimento, con evidenti difficoltà nel garantire un alloggio dignitoso ai figli durante i periodi di permanenza. Con il nuovo fondo, si tenta di riequilibrare tale situazione, offrendo un supporto concreto e modulato sul reddito.
L’efficacia della misura dipenderà, tuttavia, dalla tempestiva adozione dei decreti attuativi e dalla chiarezza delle procedure di accesso. In prospettiva, l’auspicio è che l’esperimento 2026 possa divenire una misura strutturale, inserita stabilmente tra gli strumenti di sostegno alla genitorialità.
Conclusione
Il bonus per genitori separati o divorziati 2026 costituisce un segnale positivo verso il riconoscimento delle fragilità economiche che possono derivare dalla fine di una relazione. Pur mancando ancora il decreto attuativo, è consigliabile per i potenziali beneficiari predisporre sin d’ora la documentazione necessaria e monitorare i siti istituzionali di INPS, MIT e MEF per l’apertura delle procedure di domanda.
Sul piano pratico, la misura potrà incidere in modo significativo sulla sostenibilità economica dei genitori separati, contribuendo alla stabilità abitativa e al mantenimento di un equilibrio familiare più sereno.






